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Intermodalità e sicurezza nel trasporto in tempi di Coronavirus

Forse mai come in questi momenti difficili si possono apprezzare le qualità del trasporto intermodale, soprattutto sulle tratte internazionali. Certo esso non ha la flessibilità del tutto-strada, ma ha lo straordinario vantaggio di poter trasportare ingenti quantitativi di merce con poche persone. Se l’autista di un bilico “tira” al massimo 28 tonnellate di carico, un treno merci manovrato da una coppia di macchinisti può arrivare in Europa su alcune tratte fino a 2000 tonnellate di peso trainato, equivalenti al carico di 40 semirimorchi. Inoltre, possono essere ridotti gli attriti ai confini di Stato dovuti al sovraccarico dei controlli sanitari; ai confini infatti si cambiano i macchinisti, pertanto è facile organizzarsi per evitare qualsiasi contatto fisico.

Il trasporto intermodale utilizza la modalità ferroviaria per le lunghe distanze e quella stradale per la distribuzione finale. Si tratta di un sistema chiuso, facilmente controllabile, tracciabile e regolabile. Sin dall’inizio dell’emergenza coronavirus, i vari attori della catena logistica hanno adottato una serie di misure per tutelare la salute e la sicurezza delle persone coinvolte nei processi produttivi, recependo e spesso anticipando le indicazioni delle autorità.

In queste settimane le aziende leader del settore logistico stanno trasferendo molte merci su ferrovia per diminuire la mobilità di persone (autisti) attraverso l’Europa. Questo avviene specialmente nel corridoio nord-sud per il traffico da/per l’Italia.

L’Italia è da sempre, per ragioni dettate dalla sua orografia (la barriera delle Alpi) e dalle politiche di limitazione del traffico pesante su strada dei paesi confinanti (es. Svizzera e Austria), uno dei principali Paesi europei per quanto riguarda il trasporto intermodale strada-rotaia a livello internazionale; meno sviluppato invece quello a livello nazionale, dove domina il tutto-strada.

In Italia il volume di merci trasportate su ferrovia nel 2019 ammontava a 97 milioni di tonnellate annue, di cui 60 milioni con la tipologia del trasporto intermodale strada/rotaia. Particolarmente rilevante è la quota internazionale, con 62 milioni di tonnellate in import/export.

La quota parte maggiore di tale traffico intermodale internazionale è realizzata dai terminal ferroviari della cosidetta Regione Logistica Milanese  che svolgono un ruolo fondamentale, collegandola i principali scali e porti del Nord Europa, con più di 500 servizi ferroviari alla settimana.

Un esempio dell’utilità del trasporto intermodale, anche sulle brevi distanze, viene dal progetto di ricerca Interreg denominato GeTRI (Gestione Transfrontaliera Trasporto Rifiuti Inerti Intermodale) che la LIUC sta portando avanti insieme alla Provincia di Varese e al Canton Ticino. Tra le due regioni esiste un importante scambio di materiali inerti (terra, pietrisco, ghiaia e residui da demolizioni), che rappresentano circa il 30% del traffico transfrontaliero.

In particolare, dall’Italia vanno verso la Svizzera inerti per il settore edile (sabbie e ghiaia), mentre in senso contrario vengono rifiuti inerti quali terra da escavo, piuttosto che del settore delle costruzioni e demolizioni, per un totale complessivo nel 2019 di 1,8 milioni di tonnellate, di cui 1,2 milioni di inerti vergini esportati dall’Italia alla Svizzera e circa 600 mila di rifiuti inerti da Svizzera a Italia.

Un volume imponente di materiali, che generano un traffico stimabile intorno ai 120.000 veicoli/anno, che tendono a concentrarsi su pochi corridoi transalpini generando inquinamento dell’aria, acustico e consumo energetico e che potrebbero essere trasferiti su ferrovia, riorganizzando in parte le filiere logistico-trasportistiche, anche in un’ottica di maggiore sicurezza e minor rischio di contagio.

In questo contesto, il trasporto intermodale ferroviario riveste infatti un ruolo particolarmente significativo, in quanto movimenta grandi quantità di merce su lunghe distanze con un utilizzo del personale limitato e facilmente controllabile dal punto di vista sanitario.

 

Fabrizio Dallari

Direttore
Centro sulla Logistica e il Supply Chain Management

Sergio Curi

Centro sulla Logistica e il Supply Chain Management 

Yari Borbon

Centro sulla Logistica e il Supply Chain Management 

Alessandro Creazza

Centro sulla Logistica e il Supply Chain Management 

Giorgio Ghiringhelli

Centro sulla Logistica e il Supply Chain Management 

 

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